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«яεит вσч»9/25/2008 Prayer
Fradicio di Luce, 8/18/2008 ISTANTE COSCIENZIOSONon avvinghiarti al passato,
ma ricordati chi sei e da dove vieni.
Trai spunto dagli errori,
perchè ne commetterai altri.
Lancia l'esca più lontano che puoi,
piano piano la recupererai.
Trascendi il Tempo,
esso non ti appartiene.
La Vita non è un dono prezioso,
sono i piccoli i piccoli istanti di coscienza ad esserlo. 7/24/2008 TU
Guardandosi allo specchio e vedersi scavato dalla fame, come gli eremiti che vagano senza una meta. Non è il cibo che gli manca, egli è affamato di vita, una vita che non controlla, che gli sfugge di mano, che non gli appartiene. Nei suoi occhi stanchi si cela l’orrore delle atrocità a cui ha assistito fin da quando ha memoria. Non basta sciacquarsi il viso per svegliarsi dal terribile incubo del non sentirsi parte di nulla. Nessuna dimora. Nessun sogno. Niente per cui valga la pena accennare un sorriso. Molte delle sue giornate iniziavano e terminavano così. Stretto in una morsa d’angoscia che gl’impediva di respirare. Affannato e confuso a tastoni cercava l’interruttore nel buio di quell’esistenza che non sopportava. Cercava luce. La luce che l’avrebbe abbagliato, riscaldato e che gli avrebbe ridato speranza. Il suo Messia, la sua resurrezione, la terra promessa in cui avrebbe coltivato i suoi sogni senza l’affanno di doverli cercare in un mondo grigio e frettoloso che scorre senza guardarsi mai indietro. Il suo cuore disperato lacrimava, quante preghiere, quanti sforzi, quante rinunce mai ripagati. Dietro una maschera di tristezza si nascondeva disperazione. Quanti semi dispersi in questa terra arida. Camminava solo per la strada, cercando una mano che si stringesse alla sua, che lo accompagnasse, che lo guidasse. Cercava riparo sotto un tetto di stelle, in un cielo rassicurante, nella sua ciclicità vedeva perfezione. Non si sentiva perso se alzava gli occhi al cielo. Avrebbe voluto essere un corpo celeste, un’esplosione di luce, che viaggiasse ad una velocità supersonica. Cosi da poter correre più veloce del dolore. Se gli avessero dato una spada e una giusta causa per combattere, sarebbe morto sul campo di battaglia con il sorriso scolpito sul volto esanime. Perché egli è un guerriero. La sua vita è una lotta quotidiana contro le tenebre che avvolgono la vita di chi come lui ha sbirciato nella distruzione che contraddistingue l’umanità. Non giudicate quest’uomo. Perché non si sente tale. Io rammento ad ognuno la sua sofferenza affinché essa diventi un vessillo per cui valga la pena spendere una lacrima ed un credo che possa unire, seppur nel peggiore dei modi, le mani di tutti coloro che come lui non lasceranno traccia in questa vita, ma che aiuteranno a comprendere la sensibilità. Un dono ambiguo, ma che mi auguro possa tramandarsi da padre in figlio, facendosi largo tra l’odio, la sofferenza e la follia che dilaga. Seppellisco questi pensieri, scrivendoli e lasciando che chiunque posi gli occhi su di esse ne colga l’essenza. 6/29/2008 UOMO DELLA FOLLAEd Io, uomo della folla osservo la moltitudine che cresce, si muove, interagisce. Traggo spunto dai tratti dei volti e dalle movenze altrui. Estratto dalla massa i punti di vista divengono molteplici. Nessuna emotività, puro voyerismo. Celato dai miei costumi ho il privilegio di cogliere sfumature impercettibili. 6/9/2008 INDOMABILE SPIRITOGiorni in cui il cielo si spacca.
Il cielo sferzato da una falce di fulmini senza tuono.
Mi riappacifico con me stesso e divento malvagio.
Divengo docile nell'amarezza.
Un cavallo indomabile.
Corro;
non c'erano praterie, ma roccia friabile.
Irraggiungibile nemmeno cavalcando il vento.
Non osate invadere le mie terre.
Verrete maledetti.
Regno con pugno di ferro nella terra di nessuno.
Ma so che mi appartiene.
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